Le nostre motivazioni

Le nostre esperienze e le più recenti conoscenze scientifiche nel campo della fisiologia e della psico-neuro-endocrinologia, ci hanno convinti che gli eventi legati alla riproduzione, ossia il concepimento, la gestazione, la nascita e un accudimento materno che includa l’allattamento al seno, può influenzare notevolmente la salute psico-fisica e i comportamenti sociali di ogni individuo.

Il paradosso ecologico

Nei paesi industrializzati si è ormai quasi dimenticato che il parto non è una malattia pericolosa, bensì un processo naturale involontario del corpo della donna e del bambino (come respirare o digerire), da sempre codificato nei nostri geni, programmato nella parte più primitiva del cervello umano, quello comune a tutti i mammiferi.

Ne è derivato un paradosso: nella nostra cultura, negli ultimi decenni, si è promosso in ogni ambito della vita umana il rispetto della natura mediante l’ecologia e la medicina naturale. Contemporaneamente si è però trasformato un evento naturale e cruciale come la nascita, in un processo sempre più spesso caratterizzato da interventi chimici, meccanici o chirurgici.

A volte, certo, può presentarsi una patologia e allora è meraviglioso disporre di strutture ospedaliere ben equipaggiate e dell’assistenza di professionisti qualificati. Quando si tratta di salvare una vita, siamo grati per i progressi in campo medico. Ma è possibile fare in modo che ci siano meno vite da salvare rispettando i bisogni fisiologici fondamentali del bambino e della mamma in modo che l’intervento medico diventi l’eccezione piuttosto che la regola.

Una prevenzione gratuita!

Il chirurgo ostetrico Michel Odent (a cui si deve fra l’altro l’introduzione dell’uso di vasche per il rilassamento durante il travaglio), è uno dei maggiori esperti mondiali nel campo della medicina perinatale. Egli sostiene che mediante i meccanismi ormonali iI modo di nascere influisce sulla “capacità di amare” sé stessi, gli altri esseri umani, e la natura, quindi influisce anche sul potenziale umano di aggressività. Ha notato che da millenni, in tutte le culture (anche le più primitive), un evento intimo e naturale come la nascita, è socialmente controllato mediante interferenze quali: rituali magici, credenze (come il colostro non buono), usanze (come tagliare subito il cordone) e protocolli medici non necessari, atti a separare il bambino dalla madre. Nel bambino, il senso d‘impotenza e risentimento che ne deriva, lascia un’impronta che può incentivare il suo potenziale di rabbia e di odio. Nella donna, con la separazione prematura dal bambino, si disattiva la potenza dell’istinto materno protettivo (basti pensare a cosa farebbe la mamma scimpanzé a chi volesse toglierle il neonato).

In queste pratiche, fa notare Odent, c’era probabilmente un vantaggio evolutivo: garantire la sopravvivenza della specie umana stimolando l’aggressività necessaria al dominio della natura e dei  nemici. Oggi tuttavia, per attenuare le sofferenze e i costi di disagi psichici, conflitti sociali, guerre e catastrofi ambientali, la società avrebbe piuttosto bisogno di sviluppare grandi capacità di empatia fra esseri umani e un grande rispetto per la natura. Ne è convinto anche il rinomato economista ed ecologista Jeremy Rifkin che indica la capacità empatica quale fattore più importante per lo sviluppo della nostra civiltà.

Secondo noi sarebbe dunque auspicabile o persino urgente ripensare la cultura della nascita. Forse si attiverebbe un grande potenziale di benessere e di prevenzione sanitaria e psico-sociale, con relativi risparmi. Un’opportunità che invitiamo i genitori, soprattutto, ma anche i politici, le casse malati e le amministrazioni pubbliche, a cogliere.